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Perché bisogna parlare delle minoranze negli USA il 2 giugno

George Floyd usa

Il 4 luglio 1776 nacque una nazione, gli Stati Uniti d’America, la quale divenne da quel momento una delle maggiori potenze economiche mondiali.

Il distaccamento dalla cosiddetta “Madrepatria” inglese, di cui gli Stati Uniti ne erano a tutti gli effetti una colonia, provoca la nascita di una nazione che un paio di mesi prima del suo 244esimo compleanno fa ancora parlare di sé in merito al trattamento delle sue minoranze etniche.

USA 2 giugno
Dipinto che rappresenta la firma della Dichiarazione d’Indipendenza, 4 luglio 1776

Infatti il 25 maggio un afroamericano di nome George Floyd è morto in seguito al suo arresto, con l’accusa di falsificazione di documenti. Un reato quindi, ma un reato che non giustifica assolutamente il comportamento degli agenti che hanno compiuto l’arresto.

Le minoranze negli Stati Uniti hanno sempre avuto vita difficile e diritti limitati, problema che è effettivamente stato superato, almeno sulla carta. Per capire queste dinamiche è quindi necessario fare un salto indietro nel tempo.

Un po’ di storia

Il 2 giugno per l’Italia, come tutti sanno, è una data molto importante che segna la fine della Monarchia e l’inizio della Repubblica, ma negli Stati Uniti il 2 giugno si ricorda un’altra cosa, ovvero il riconoscimento della cittadinanza dei nativi americani, precisamente il 2 giugno del 1924.

I veri abitanti dell’attuale territorio degli Stati Uniti non hanno chiome bionde, pelle chiara e occhi cerulei, ma sono in realtà i cosiddetti Indiani d’America, popolazioni indigene tribali costrette a vivere in riserve e condizioni di discriminazione e di degrado.

Nel 1776 gli stati fondatori e firmatari della dichiarazione d’indipendenza furono 13, e corrispondevano all’attuale East Coast. Essi poi si espansero verso ovest tramite trattative diplomatiche atte ad accaparrarsi tutti i territori che ora grossomodo corrispondono all’attuale territorio statunitense, arrivando alla piena conquista nel 1890 circa. Questa fase venne denominata “conquista del west”.

USA 2 giugno

Questa lunga marcia verso ovest fu contornata da guerre e genocidi nei confronti dei nativi americani, i quali si batterono fino all’ultimo sangue per cercare di non farsi sottrarre i territori da quegli ospiti inattesi, che erano però superiori in fatto di armi e strategia militare.

Il 2 giugno degli USA

Il 2 giungo 1924, dopo 148 anni di soprusi, discriminazione e razzismo, ai nativi americani venne riconosciuta la cittadinanza americana, ennesimo simbolo di un ribaltamento di situazione che avrebbe dovuto vedere i cosiddetti “Visi pallidi” come ospiti, ma che poi usando la forza si sono trasformati in padroni di casa.

Il bilancio dei nativi americani uccisi dal 1775 al 1890 è piuttosto drammatico: 45000 morti tra uomini, donne, bambini ed anziani, e circa 19000 coloni per quanto riguarda l’altra fazione. Molti indiani furono anche costretti sotto minaccia alla sterilizzazione forzata per evitare di riprodursi e questo numero si aggira intorno alle 100000 unità.

L’integrazione de jure ma non de facto

Nel 1924 i pellerossa furono integrati, non furono quindi più costretti a vivere nelle riserve e guadagnarono il diritto di voto, ma fino al 1964 furono comunque sottoposti a delle leggi discriminatorie che cessarono con il Civil Rights Act firmato dal presidente Johnson nel 1964. Questo provvedimento vietava la segregazione razziale delle minoranze etniche: nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nelle varie strutture pubbliche.

La contemporaneità di George Floyd

In conclusione, nel paese che si proclama il maggior garante dei diritti civili mondiale vige ancora la pena di morte. La sanità è quasi totalmente privata e le minoranze sono continuamente vittime di soprusi e discriminazioni che portano atti di violenza nei loro confronti, ultimo dei quali il caso di Minneapolis con protagonista George Floyd.

USA 2 giugno
omaggio a George Floyd, Minneapolis 2020

Il fatto che le proteste di Minneapolis vedessero come protagonisti bianchi, neri e latinoamericani, forse dimostra il fatto che questa segregazione razziale che continua dal 1776 sia stata quasi, almeno idealmente, superata. Tuttavia, il governo e gli agenti di polizia che dovrebbero far rispettare le leggi emanate da quest’ultimo tendono ad esagerare nel far  applicare queste leggi, provocando la morte di un uomo disarmato.

L’accusa è quella di “semplice” falsificazione di documenti, denotando quindi un inutile accanimento contro quella che da tutti, datori di lavoro compresi, era definita come una persona splendida.

La difficoltà riposa nel distacco che separa la legge e la sua applicazione. Un semplice pezzo di carta, ricoperto da paragrafi e commi, può obbligare a seguire un comportamento, ma non certo a spiegare perché farlo sia giusto. Una semplice legge non educa al rispetto o al riconoscimento del valore altrui perché sono azioni individuali. Se non si accetta la prospettiva che chi emana la legge debba creare un mondo nel quale sia possibile applicarla, allora si obbliga i destinatari di quel pezzo di carta a un destino di lotte inconcludenti, incapaci di contrastare l’indifferenza generale.

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