Crea sito

Anon, tutto è registrato

Anon

Di Riccardo Dellai

Andrew Niccol, ormai da diversi anni col suo lavoro di sceneggiatore e regista, ha regalato al mondo dell’audiovisivo delle opere distopiche e fantascientifiche di elevato spessore ed interesse, non solo per la creatività di certe idee, ma soprattutto per la precisione nel problematicizzare alcune delle più grosse dinamiche di oggi. In The Truman show si concentrava sulla pervasività della televisione ed in particolare dei reality show nel vivere comune, in Gattaca esplorava il tema dell’eugenetica e dell’identità, e con In Time affrontava la visione tardo-capitalista del tempo come bene più prezioso e fine ultimo del mercato. Nel 2018 colpisce ancora nel segno con il nuovo mondo distopico di Anon.

Clive Owen in Anon
Clive Owen in Anon

In un futuro in cui tutte le persone ricevono un flusso costante d’informazioni visive, attraverso impianti per la realtà aumentata, l’anonimato è scomparso. La vita di ogni cittadino viene registrata e scaricata in un database chiamato “Ether” a cui le autorità possono accedere per perseguire i criminali. 

L’investigatore Sal Frieland, il nostro protagonista, indaga su alcuni omicidi collegati tra loro ed eseguiti con modalità analoghe. L’autore di questi delitti ha coperto le proprie tracce manipolando Ether, in modo che la polizia non possa identificarlo. Frieland, durante le indagini, incontra una donna che risulta priva di identità. A partire da questo indizio, Frieland intraprende una missione in cui egli stesso farà da esca nel tentativo di catturare il criminale che è diventato un pericolo per l’intero sistema.

Con l’evolversi della trama in Anon vengono affrontati molti temi d’importanza capitale della nostra contemporaneità in un modo che, seppur già visto in altre opere come nella serie televisiva britannica Black Mirror, presenta degli elementi di originalità che ne fanno comunque un prodotto interessante. In questo mondo tutto e ormai completamente digitalizzato, l’analogicità viene quasi eliminata dalla realtà, non sussiste più la necessità del contatto col mondo che ci circonda.

Legata a questa dinamica della totale digitalizzazione del reale, emerge il tema dei Big Data nella società dell’informazione, il mare di dati ed informazioni da cui siamo sommersi, non solo talmente pervasivi da occupare in quasi ogni momento il nostro campo visivo, ma capaci di una profilazione in grado di prevedere il nostro comportamento, le nostre scelte e plasmare in nostri stessi gusti. Tant’è che permanentemente nella pellicola i protagonisti hanno il campo visivo occupato, se non da qualche informazione su chi li circonda, da pubblicità e affini.

Persino al cielo e alle varie costellazioni vengono sovrapposte informazioni digitalizzate per identificare l’Orsa Maggiore piuttosto che la costellazione di Andromeda. Questa pervasività è resa non solo visivamente, in quanto il sistema Ether consiste in una realtà aumentata con cui interagite e che circonda letteralmente i protagonisti, ma il nome stesso non può che evocare qualcosa che permea tutti gli ambienti e gli spazi attorno a noi, anche se invisibile.

Clive Owen in Anon

Riflettendoci bene e mettendo a paragone il mondo in cui veniamo proiettati con quello reale, l’unica differenza effettiva consiste del tipo di intefaccia, e la tecnologia presentate. Infatti, tutte le informazioni che ci riguardano sono già conservate in qualche server, e non solo i semplici dati che immettiamo sul nostro profilo di Facebook.

La nostra identità, i nostri spostamenti, le nostre scelte sono già state registrate, acquisite ed anche utilizzate da qualche multinazionale privata, che di fatto è in possesso del nostro profilo identitario e di quasi tutto riguarda la nostra quotidianità. Siamo sempre e perennemente osservati ed analizzati.

Nella fotografia del film, i cui i colori sono molto spenti, il grigio diventa un colore dominante, con tutte le sue scale, e crea un ambiente cupo, asettico e piatto, al limite della monocromia, che non fa altro se non accentuare il senso di anaffettività, al limite dell’apatia che pervade il film, dov’è infatti il piacere della scoperta dell’altro e del mondo se di questi sai già tutto semplicemente osservandolo?

L’anonimato diventa il nemico comune di questo sistema onnipresente, tutti e tutto devono essere codificato all’interno dell’Ether. La libertà diventa relativa, la fiducia nell’individuo crolla a favore di una fiducia cieca e totale nel sistema. Fin dove si può sacrificare la propria privacy e di seguito la propria libertà per avere una maggiore tranquillità?

Attraverso questo viaggio e l’incontro con questo criminale, Frieland prenderà coscienza di quello che prima ignorava. La citazione nei primi minuti di Anon è il manifesto di questa volontà repressa per tanto tempo, che anche nell’odierna società della rete sta svanendo: “Abbandono la lotta: che ci sia una fine, un ritiro, un angolo oscuro tutto per me, voglio essere dimenticato pure da Dio”.

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell'elenco.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: