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Michela Murgia, ci dispiace

I motori di ricerca e i social network sono pervasi da critiche nei confronti di Michela Murgia per la sua ultima uscita. La scrittrice, durante il suo format Buon vicinato, ha attaccato Franco Battiato, definendo i suoi testi “Minchiate assolute”.

Se pur striminzita, Michela Murgia avanza un’argomentazione a sostegno della sua opinione: «Cuccurucucu Paloma”? Dov’è la pregnanza del testo? Anche Parco Sempione di Elio mi evoca un mondo però c’è anche un significato nel momento mi sta dicendo: il Parco Sempione è uno dei polmoni di Milano, non lo devi toccare. Con Cuccuruccucu Battiato cosa mi sta dicendo?».

La risposta del web è stata immediata, scagliandosi nei confronti della scrittrice. La tecnica di attacco è sempre la solita, aggressiva e disumanizzante: «Tu non vali niente rispetto a lui, chi si ricorderà dei tuoi libri? Non puoi parlare».

Meme satirico del Profilo Twitter di Franco Battiato

La ferocia di tutti questi attacchi non indebolisce la critica di Michela Murgia, ma, anzi, la rafforza. Nulla si è detto per controbattere alle sue parole, limitandosi a sminuire la sua figura pubblica e personale.

Michela Murgia

Difendendo a spada tratta Battiato, si potrebbe accennare alla sua scrittura ermetica, intrisa di allusioni e citazioni, il cui scopo è la creazione di sentimenti e ambientazioni. E Cuccuruccucù ne è l’emblema

Non va dimenticata la pressione della critica al tempo, secondo cui Battiato non era in grado di comporre un album che potesse scalare le classifiche. In tutta risposta nel 1981 pubblicò La voce del padrone, primo album italiano a raggiungere un milione di copie. All’interno di questo la canzone incriminata spiccava per il suo estro, simbolo di ribellione e quasi di scherno nei confronti del mercato discografico.

Tante risposte sarebbero state opportune e ben più efficaci, ma nessuna ha visto la luce dei nostri dispositivi elettronici.

Tutto ciò non fa altro che dimostrare la presenza dentro ciascuno di noi di un piccolo Vittorio Sgarbi che, appollaiato sulla nostra spalla, ci sussurra: «A nessuno importano le vere discussioni con argomentazioni, insultala e basta, è più divertente».

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