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Racconti Vol. 1: Specchio

Stop-Motion

Lui pensava spesso ai laghi di montagna. Lo affascinava in particolar modo come, tra due immensi ripiani scoscesi, uno specchio d’acqua potesse riposare calmo e indisturbato. Era lì, quasi posato in quell’esatto punto. Un piccolo torrente ne generava l’entrata e l’uscita, ma non il destino.

Lui non pensava che qualcosa di così bello potesse avere fine per una semplice causa fisica come la gravità.

No, la bellezza non si abbassava a certe debolezza.

Vi scivolava sulla superficie incolume. Se potesse essere ferita da questi accidenti, che senso avrebbe la sua stessa esistenza? Non sarebbe diversa dalla caducità di un corpo destinato a morire.

Sul lago le montagne si specchiavano in maniera speculare. Le vette si incontravano nelle profondità, accerchiate da filari di pini. Tra le nuvole in movimento i volatili schizzavano in picchiata alla ricerca di cibo e le cavallette si appollaiavano sulla cresta dell’acqua, come spettatori inconsapevoli.

Un giorno però il torrente bloccò il suo rifornimento. Non poteva crederci. Passò ore a leggere quel bastone che segnava la profondità della bellezza. Gli stava sfuggendo davanti agli occhi e non sapeva come rimediare.

Pensò a quei pesci. Per tutta la loro vita avevano conosciuto solo quelle due rive opposte e il fondale ricoperto da alghe cerulee. Dal nulla scaraventati in una realtà che non conoscevano. Costretti a risalire la corrente per tornare alla loro terra natia.

Posò i suoi piedi nell’acqua e giocò a rincorrerla. Voleva bloccarla, fossilizzarla lì, come lui la aveva sempre conosciuta.

Un soffio improvviso della corrente lo fece scivolare sulle rocce. La corrente lo trascinò tra le rapide. Un ansa dietro l’altra si ritrovò poco più a valle prima di potersi aggrappare a un ramo sporgente.

Le nuvole non si specchiavano più nel paesaggio, i pesci saltavano con fatica i rigoli impetuosi, la superficie non era più limpida, ma scossa da un costante tormento naturale.

Sentiva di essere stato tradito. Pianse immerso nella sostanza che gli aveva donato la pace così a lungo. Non voleva abbandonarla, qualunque fosse il costo.

Lasciò la presa e si abbandonò allo scorrere del fiume. Si stava ricongiungendo al suo mondo. I suoi occhi bagnati dal rimpianto conoscevano per la prima volta il dolore della memoria. Lo specchio d’acqua iniziava a offuscarsi nella sua mente e, tra le frange degli alberi, una realtà sconosciuta si delineava verso valle.

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